Il Teatro Nazionale di Genova esiste

  1.  Esiste la Città. Il Teatro Nazionale di Genova è un teatro a funzione pubblica, deve per questo garantire il massimo impegno nell’azione di miglioramento della qualità della vita della città e dei suoi cittadini. Il valore di un Teatro è nel suo essere un bene comune che, attraverso la pratica (e la politica) della bellezza, rende più vivibile un territorio. Un teatro ha funzione pubblica nel momento in cui utilizza in maniera attenta e responsabile i finanziamenti pubblici. Il teatro nazionale ha una doppia responsabilità: verso il pubblico, ossia gli spettatori; e verso il Pubblico, ossia i cittadini e la città. Per questo deve dialogare costantemente con le eccellenze della città: musei, università, scuole, teatri d’opera, accademie. Occorre fare Rete.
  2. Esiste il Teatro. Si tratta di concepire un Teatro sempre più accogliente, in cui possano vivere felicemente gli spettatori, gli artisti, le maestranze, i lavoratori. Il teatro è una casa inclusiva, ospitale, propositiva, accessibile. Un luogo aperto alla “bellezza terribile” dell’Arte. Il Teatro Nazionale deve garantire un rapporto corretto con gli artisti: indicendo audizioni pubbliche per ogni nuova produzione, favorendo l’incontro e lo scambio tra artisti, il rinnovamento e il confronto, anche attivando forme di residenza artistica nei propri spazi.
  3. Esiste il Pubblico. Genova vanta una grande storia del teatro. Si tratta di arricchire e allargare il bacino di utenza del teatro, formare spettatori pensando al futuro, coinvolgendo il più possibile appassionati e semplici curiosi, allargando le maglie di una partecipazione che possa aprirsi a etnie, identità, individualità diverse. Incontrare linguaggi molteplici significa aprirsi a culture molteplici. Si tratta di pensare a modalità di fruizione dello spettacolo che superino barriere, architettoniche, fisiche e culturali, tali da garantire a artisti e spettatori di godere pienamente, senza restrizioni, la bellezza del teatro.
  4. Esiste l’Arte. Un Teatro Nazionale come quello di Genova deve farsi carico della tradizione, incoraggiando l’integrazione e la compenetrazione tra le arti. Prosa, Opera, Danza sono oggi vincolate da ridicoli steccati che devono essere superati. L’Arte non ha confine, bloccare una sola arte vuol dire farla diventare disciplina. Occorre pensare all’artista totale, capace di attraversare, consapevolmente e tecnicamente, codici e generi. L’Arte non è intrattenimento, non è il banale “grande evento”.
  5. Esiste il Repertorio. Assume particolare significato una pratica di organizzazione del repertorio, ossia capire cosa dell’enorme patrimonio del passato sa ancora parlare al presente. Un confronto senza vincoli pregiudiziali per capire le regole e le matrici originarie della drammaturgia e della pratica scenica. Serve tornare alle “letture” dei testi, avendo ormai da tempo consumato tutte le “riletture” possibili.
  6. Esiste la Scienza. Cosa significa la parola “ricerca”? Cosa significa la parola “laboratorio”? Nel mestiere dell’attore e dell’attrice, del drammaturgo e della drammaturga, occorre oggi più che mai procedere in maniera scientifica, ristabilendo un processo critico di analisi e studio. In questa prospettiva è fondamentale l’attività di una struttura come il prestigioso Museo dell’Attore di Genova, capace di monitorare, archiviare, di creare costanti relazioni con la Storia e il Contemporaneo.
  7. Esiste la Scuola. Fondamentale sostenere la pedagogia e la didattica: la Scuola del Teatro di Genova, di fama nazionale, deve poter garantire un adeguato processo di crescita e consapevolezza. L’offerta formativa, destinata ad aprirsi sempre più al contesto internazionale, è la base per la crescita futura del Teatro, a Genova come in tutta Italia. Solo una formazione attorale qualificata, articolata, selettiva può garantire un livello artistico alto e adeguato, capace di favorire altresì la preparazione e il livello di ricezione del pubblico. Dalla Scuola può nascere il nucleo interpretativo capace di garantire il confronto con il Repertorio, in allestimenti che restano sistematicamente in cartellone e nella disponibilità del Teatro di Genova.
  8. Esiste la Tecnologia. Si tratta di usare il Teatro come è sempre stato usato, ovvero come luogo di scoperta e sperimentazione di tecnologia e di tecniche (teknè). Il video, l’amplificazione, l’illuminazione, sono strumenti di crescita e qualità della prassi teatrale. Il futuro non è un obiettivo, ma una realtà, un potenziale del presente. Il confronto sistematico con la tecnologia non serve a stupire o a intrattenere, ma a creare ulteriori possibilità drammaturgiche e di narrazione.
  9. Esiste la Politica. Quella del Teatro è un’invasione gioiosa del territorio. Genova e la Liguria devono poter avvertire la presenza del proprio Teatro. L’azione nel territorio è politica. La Politica non è solo amministrazione ed economia, ma pensiero sociale e sguardo in prospettiva. La città e la regione hanno diritto a guardare al futuro con gioia e speranza. Bellezza, testimonianza, memoria, narrazione, poesia: sono queste le parole chiave di un Teatro Nazionale di Genova potente, libero, condiviso, popolare, divertente.
  10. Esiste la Memoria. Il Teatro Nazionale di Genova deve rappresentare sempre più la società in cui viviamo e ne può guidare il desiderio di profondità. Genova è stata ed è una delle città più teatrali al mondo. E si è sempre confrontata con la propria memoria, individuale e collettiva. Grandi esperienze condivise, come Cinque giorni al porto o Il processo di Savona, sono state momenti fondamentali per capire e raccontare la contemporaneità. Questo è un tempo difficile e straordinario. Siamo nel primo atto di Edipo Re: confrontarsi con la Memoria significa anche continuare assieme l’indagine di Edipo per capire chi siamo. Mai smettere di investigare. Ma sempre nella gioia e nella bellezza.                                                                                                                                                                                                                                  Davide Livermore

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