Lo scrittore e drammaturgo polacco Slawomir Mrożek, scrisse Emigranti nel 1974 durante il suo esilio in Francia, riflettendo con acutezza e ironia sulla condizione di estraneità e alienazione di chi è costretto a vivere in un paese straniero. La sua scrittura, sospesa tra tagliente sarcasmo e profonda empatia, ma anche animata da una aguzza condanna del regime comunista, rappresenta uno dei momenti più alti della drammaturgia polacca del Novecento, figurando con Witkiewicz e Gombrowicz tra gli autori che meglio hanno raccontato il disagio esistenziale, politico e sociale di quegli anni.
Nello spettacolo diretto da Leo Muscato i due emigranti del titolo, uomini senza nome, costretti a vivere in un claustrofobico seminterrato umido e angusto, sono italiani. Siamo in Svizzera, è la sera del 31 dicembre 1973. Mentre la città celebra l’arrivo del nuovo anno, i due disperati si confrontano in un dialogo serrato e a tratti surreale: il primo è un operaio semplice, arrivato in Svizzera con l’unico scopo di lavorare per mettere da parte dei soldi; l’altro è un intellettuale disilluso, forse un anarchico o un terrorista, che non esce mai di casa perché, a suo dire, sta scrivendo un libro sulla schiavitù moderna.
Le loro differenze danno origine a incomprensioni, sospetti, schermaglie e situazioni paradossali, ma anche a una profonda e inconfessata nostalgia per il loro paese. Isolati in una città che li respinge, i due finiscono per autodistruggersi in un crescendo di situazioni tragicomiche. La scena riflette lo squallore dell’ambiente in cui i personaggi sono costretti a vivere ma anche il loro animo ferito e la loro disperazione. I rumori provenienti dall’esterno hanno una forte valenza drammaturgica: la gente che festeggia ai piani superiori, il ronzio della caldaia, il rombo dei motori nel vano ascensore, la musica, il traffico, i botti di Capodanno. Tutto contribuisce a sottolineare la fragilità di due anime tormentate in cerca di riscatto.
Produzione
Teatro Biondo Palermo, Accademia Perduta Romagna Teatri, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Catania, Teatro Stabile d’Abruzzo
Regia
Leo Muscato
Interpreti
Valerio Santoro e Claudio Casadio